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Mille Miglia

Glamour

Un abito di colore marrone può trasformarsi in blu, diventando quindi un "giallo"?

Impossibile? No, se questo abito del 1950 è il più famoso della storia dell'automobilismo: si tratta del celebre doppiopetto indossato dal Conte Giannino Marzotto durante la sua vittoriosa Mille Miglia.

Le cronache del tempo di Manuel Vigliani, il "menestrello della Mille Miglia", narrano dello stupore e dello scetticismo con i quali fu accolto in Viale Venezia il rampollo della dinastia di Valdagno, i Marzotto fondatori di quello che è stato il più grande gruppo tessile italiano.

Alle punzonature di Piazza della Vittoria e poi alla partenza da Viale Venezia, Giannino -al volante della sua Ferrari 195 S berlinetta - sfoggiava un impeccabile abito con cravatta, subendo l'ironia dei professionisti e degli affermati campioni che indossavano la consueta tuta d'ordinanza.

I favoriti della vigilia risero un po' meno quando il giovane nobile vicentino, in maniera del tutto inaspettata, concluse la gara con uno strepitoso primo posto, consegnando il doppiopetto alla leggenda.

Per la cronaca, Giannino Marzotto confermò le sue doti di fuoriclasse ripetendo il successo nel 1953, questa volta indossando un più comodo maglione di cachemire, ma senza rinunciare alla cravatta. In entrambe le occasioni, al suo fianco c'era Marco Crosara, amico fin dall'infanzia.

Ciò che Vigliani non riportò nei suoi articoli è il colore dell'abito; le foto dell'epoca, ovviamente in bianco e nero, non sono di alcun aiuto, salvo per stabilire che il tessuto non è in tinta unita ma con una trama detta "occhio di pernice".

La Ferrari 195 S era di colore azzurro metallizzato e qualcuno scrisse che la cravatta indossata da Marzotto era in tinta con la vettura.

In un'intervista rilasciata alla Rai negli anni Settanta, Giannino Marzotto affermò che la giacca era di colore blu. Tale intervista è stata scovata negli archivi Rai da Ezio Zermiani che, in qualità di curatore del materiale audiovisivo del Museo della Mille Miglia, lo inserì nell'audio-guida del Museo stesso, dove l'abito fu esposto per due anni.

Logico quindi lo stupore dei visitatori del Museo quando, mentre ascoltavano il testo, si trovavano a osservare un abito che pareva amaranto (effetto ottico dato dalla trama dell'abito costituita da ordito e trama del tessuto con filati neri, beige e rossi).

Ma come era arrivato a Brescia il celebre completo? Nei primi anni Novanta, Giannino aveva estratto l'abito dalla naftalina e ne aveva fatto dono al Museo dell'Automobile Bonfanti di Romano d'Ezzellino, nei pressi di Bassano, del quale era presidente onorario.

All'atto dell'apertura del Museo della Mille Miglia - su richiesta del Club della Mille Miglia Franco Mazzotti - gli amici di Bassano lo concedettero in comodato al museo bresciano per un periodo di due anni, insieme alle coppe vinte da Marzotto alla Mille Miglia.


L'abito arrivò a Brescia completo di una camicia di seta color burro e di una cravatta a con disegno spigato di tonalità beige, al centro della quale una tarma aveva scavato un bel buco.

Il curatore della sezione moda e costume del Museo della Mille Miglia, il noto costumista teatrale Simone Valsecchi, decideva quindi di coprire il buco con una spilla.

All'inaugurazione del Museo, il 5 novembre 2004, con lo spirito che lo contraddistingue, Giannino Marzotto aveva pubblicamente affermato - tra un brindisi di buon augurio e l'altro - che non si riconosceva nell'immagine fornita al pubblico dal suo abito, in quanto la spilla sulla cravatta lo rendeva un po' "effemminato" (l'espressione originale fu molto più colorita e politicamente scorretta…). Marzotto aggiunse che la camicia e la cravatta non erano quelle originali e che avrebbe provveduto a portare a Brescia quelle giuste.

Un mese più tardi, sabato 11 dicembre, all'Hotel Vittoria, fu tenuta la riunione pre-natalizia del Club della Mille Miglia Franco Mazzotti, del quale Giannino Marzotto era presidente.

Prima del pranzo, il Conte aveva scherzosamente rinnovato il suo disappunto per la scarsa virilità dell'abito esposto con la spilla.

Giunta l'ora dei discorsi ufficiali, brandendo un panino al posto del microfono che non funzionava, Marzotto esclamava: «…quell'abito non è il mio, ma quello di un effeminato (eufemismo… N.d.A.); non lo riconosco, anche perché è l'unico doppiopetto che ho posseduto! Questo l'avranno comprato da Benetton. Per mettere le cose a posto, ho portato la camicia che indossavo quel giorno, fatta con la seta di un paracadute americano, e una cravatta appropriata. La spilla la regalo al presidente Bontempi (allora presidente di ACI Brescia)».

Mentre Giannino strizzava l'occhio al direttore del Museo, ci furono grandi risate tra chi ben conosceva la verve del Conte Marzotto che, notoriamente, indossava solo abiti a doppiopetto e che, appartenendo alla famiglia proprietaria di un immenso impero economico basato sull'industria tessile, oggi in concorrenza con i vicini Benetton, possedeva un ricco guardaroba.

Sconcerto, al contrario, tra i molti presenti privi di familiarità con lo spumeggiante campione dell'automobilismo; inevitabile che molti si chiedessero se l'abito esposto al Museo Mille Miglia fosse realmente quello originale, compresi gli inviati della stampa che, il giorno dopo, titolarono che l'abito non era di Marzotto.

Possiamo tranquillizzare gli appassionati: abito e camicia - allora esposti al Museo Mille Miglia e oggi al Museo dell'Automobile Bonfanti - sono quelli indossati da Giannino nel 1950 durante la corsa vittoriosa, mentre la cravatta non è quella originale, pur appartenendo allo stesso Marzotto.

Resta però il dubbio sul colore dell'abito. Aldilà di quanto, questa volta seriamente, affermato dallo stesso Marzotto all'inaugurazione del Museo (prima di vedere l'odiata e ambigua spilla) sull'autenticità dell'abito, il "giallo" è svelato in un capitolo del libro "La saga dei Marzotto", pubblicato da Giorgio Nada Editore a firma di Cesare De Agostini, uno dei più noti storici dell'automobile.

Sotto una foto di Giannino Marzotto, ritratto al Museo Bonfanti a fianco dell'abito, si legge: «Cominciò a far capolino una leggenda che, come sempre, era più bella della realtà: quel doppiopetto, di un colore vagamente rossiccio-marrone, divenne blu.

Il Conte che vince la Mille Miglia in doppiopetto blu era qualcosa di irresistibile per i giornalisti, già incuriositi dall'età del vincitore: ventidue anni, un record mai più battuto».

Nel corso di un colloquio informale con i soci del Club della Mille Miglia, Marzotto precisò: «In verità, nel 1950, partecipai a quella mia prima Mille Miglia convinto di ritirarmi per qualche problema all'auto. Temendo di dover affrontare un lungo viaggio di ritorno, magari con il treno, ritenni opportuno prendere il via vestito bene, in abito formale e cravatta». "Noblesse oblige", caro Conte…

Sessantadue anni dopo quella vittoria, il 14 luglio 2012, il Conte Giannino Marzotto ci ha lasciati, all'età di ottantaquattro anni, mantenendo - fino a pochi mesi dalla sua scomparsa - un'acutezza intellettuale notevolissima, condita da un pizzico di spirito goliardico.

Chi ha avuto la fortuna di conoscerlo, ha scoperto una carica vitale inarrestabile, tale da sorprendere chi si attende un atteggiamento di ben altra natura, da un personaggio di tale fama e lignaggio.

Un episodio emblematico ha ancor più commosso chi lo ha ammirato: Marco Crosara, coetaneo e compagno di vita e di avventure di Giannino, nonché suo coéquipier nelle due Mille Miglia vittoriose, si è spento il 19 luglio, cinque giorni dopo il suo grande amico. Forse per ricomporre l'equipaggio vincente…